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㉑ Castello Succorte

Il Castello Succorte, di epoca presumibilmente degli anni 1000, è oggi inserito nella rete delle Dimore Storiche del Lazio. La più antica notizia del castello Succorte risale al 1187, quando, possedimento dei Conti di Caserta, era “feudo di due militi”. Più volte distrutto (nel 1191 da Enrico VI Hoenstaufen, nel 1229 da Tommaso d’Aquino, Conte di Acerra, nel 1349 dal terremoto e nel 1799 dalle truppe francesi) fu sempre ricostruito, data la sua importanza strategica nel sistema difensivo del territorio.

Nel tempo fu possedimento del papa, dei Cantelmo, duchi Sora, dei Della Rovere (dei quali resta uno stemma inciso su pietra), dei Boncompagni, del Regno di Napoli. Il castello, ora messo in sicurezza, era a due piani: il piano terra, con annessa prigione, per soldati e servitori, e il primo piano con varie stanze e un salone di rappresentanza, per il castellano e gli ospiti. Si tramanda che abbia soggiornato qui per due mesi, nel 1442, il re di Napoli Alfonso d’Aragona. Del castello restano gli affreschi quattrocenteschi (ora esposti presso in municipio nell’Ufficio del Sindaco) raffiguranti l’Annunciazione dell’Arcangelo, il Cristo dolorante e la Madonna.

L’epoca di costruzione del castello medievale è collegata, dopo il Mille, alla diffusione del termine castrum, specifico in relazione al fenomeno dell’incastellamento, più che all’uso del toponimo “Fontana”, per la prima volta indicato nel 1142.

Nel 1269 Fontana rientrò nel programma di Carlo I d’Angiò per la riorganizzazione dei castelli di Terra di Lavoro e di Abruzzo: il castellano scutifer di Fontana, che aveva a sua disposizione otto inservienti, risulta più importante di quello della Civita Vecchia di Arpino con sei inservienti.

Nel 1349, un grave colpo alla situazione sinora delineata fu inferto dal gravissimo terremoto che si abbatté sulla zona, avendo come epicentro Cassino, dove fu distrutta l’Abbazia. Fu allora raso al suolo il borgo medievale di Atina (sul Monte Santo Stefano), ma notevoli danni si ebbero, a largo raggio, da Fontana ad Alvito, Sora e Veroli.

Il centro fontanese ritorna alla ribalta nel 1451, quando il re di Napoli, Alfonso I d’Aragona, mentre con il suo esercito si dirigeva verso la Toscana, ammalatosi gravemente, fu trasportato da Campolato nel vicino Castello di Fontana, dove rimase per circa due mesi, sino al momento in cui, ristabilito, si trasferì a Trajetto.

Dal 1443 al 1461 Fontana fu sotto il dominio dei Cantelmo, quando per un più potente esercito del Papa, condotto da Antonio Piccolomini e Federico di Montefeltro, assediò Castelluccio e costrinse alla fuga il Cantelmo, che dovette poi consegnare i castelli di Fontana e Casalvieri, come garanzia delle condizioni di pace.

In seguito a rinnovate azioni ostili del Duca di Sora, vi fu un ulteriore intervento di Napoleone Orsini e questa volta, dopo la capitolazione del castello di Isola, furono ceduti allo Stato Pontificio Sora, Arpino, Isola, Castelluccio, Fontana e Casalvieri. Il pontefice Pio II, nel 1463, concedeva ad Aldo Conti, Signore di Valmontone, le Terre di Arce, Fontana, Santopadre e la Torre di Campolato.

In seguito ad un accordo fra Ferdinando I d’Aragona ed il papa Sisto IV, nel 1472 il Ducato di Sora (comprendente Fontana) tornava al Regno di Napoli ed era assegnato a Leonardo della Rovere.

Il dominio della famiglia Della Rovere si prolungò sino al 1580. Durante questo periodo, fatti in seguito a rinnovate azioni ostili del Duca di storici importanti furono la prima e seconda “Congiura dei Baroni” e la discesa in Italia di Carlo VIII. Nel 1580 Francesco Maria della Rovere vendette il Ducato di Sora e di Arce a Ugo Boncompagni (poi papa Gregorio XIII), che lo acquistò per il figlio Giacomo. Solo nel 1900, a seguito della costruzione del Polverificio ed il progressivo spostamento delle abitazioni da Fontana Liri Superiore a Fontana Liri inferiore (dove vi era stato insediato il Regio Polverificio) il Castello fu donato al Comune di Fontana Liri.