⑬ Contrada San Salvatore
Nella contrada San Salvatore era situato un unico grande Palazzo, palazzo D’Emilia, che ospitava i proprietari di tutti i terreni della zona, da Collefontana alla Casella, ivi compresi quelli delle contrade Capozzelli e Valle Punza, della Macchiozza e della Chiaia Romana. Nelle stalle del Palazzo, ristrutturato in seguito al terremoto del 1984, al piano inferiore, oggi ha sede il caratteristico ristorante Poggio Antico. I D’Emilia, insieme ai Parravano, altri possidenti di Fontana Liri, avevano fatto costruire, in adiacenza, nell’area in cui doveva esserci anticamente un convento, poi soppresso, una chiesetta dedicata proprio a San Salvatore, a servizio dei numerosi braccianti che lavoravano le loro terre, e che abitavano nei dintorni. Ancora oggi, in una lapide, incassata nella facciata principale, si può leggere la data di costruzione: 1642. L’architettura abitativa rurale della Contrada San Salvatore si richiama ad un particolare tipo di costruzioni, vecchie probabilmente di qualche secolo, che prevedevano la realizzazione, più propriamente, lo scavo di una grotta nel pendio, di tartaro, della collina, affiancate l’una all’altra che e si affacciavano sulla via principale. Successivamente, da un iniziale contesto abitativo mono – vano, si aggiungevano ambienti sulla parte anteriore della grotta, si costruiva una scalinata ed in seguito il piano superiore. Oggi si può notare l’esistenza di un unico lungo caseggiato con all’interno ambienti, apparentemente indipendenti, compenetrati l’un l’altro in modo sequenziale e similare. All’interno una stanza, l’atrio, spesso oscura, offuscata e annerita dalla fuliggine. Il termine nome atrio deriva da “ater” o “ateres”, scuro e corrispondeva al luogo dove era collocato il focolare.
Questo tipo di costruzione, che si ritrova in tutta la zona, rappresenta un simbolo di memoria storica, architettonica e culturale che dovrebbe essere, in qualche modo, tutelato e valorizzato.
La fontana degli alloggi, costruita dal Regio Polverificio oggi Stabilimento Militare Propollenti, sul terreno demaniale che si affaccia su San Salvatore. Non sempre la fontana è stata testimone di cose piacevoli. Qui vicino, infatti, c’è un cippo che ricorda un tragico evento avvenuto in questo luogo, il 18 marzo 1928. Durante una colluttazione per motivi campanilistici, resta ucciso Luigi Bianchi, giovane ventunenne del luogo, raggiunto da un colpo di pistola. Un altro episodio orribile, malvagio, testimoniato da Fulvio Giannetti nel libro “Le strade del ricordo”: Nelle retrovie tedesche c’era un piccolo cimitero di guerra, in località Alloggi, che raccoglieva un centinaio di tombe di soldati caduti in battaglia. Vicino al cimitero, l’ospedale per i feriti, ubicato nelle grandi abitazioni costruite dal genio civile piemontese nel secolo scorso. Sul tetto rosso dell’ospedale era stata dipinta una grossa croce bianca senza uncini, per avvisare gli aerei alleati di non bombardare, considerate le frequenti incursioni aeree nelle retrovie. A pochi metri dall’ospedale, separata da una strada bianca, di fronte all’attuale fontana, c’era una piccola casa, nascosta tra gli alberi che “ospitava” il comando locale delle SS. Sull’uscio di questa casa, sulle scale, c’erano sempre sentinelle armate ed una di queste, probabilmente per motivi futili, gettò della benzina sul volto di una giovane donna, Anita, appiccandole fuoco. Le fiamme si svilupparono sul volto di Anita, insieme alle sue urla atroci. La donna ardeva immobile sul ciglio della strada quando un giovane coraggioso di nome Peppino, detto Fumetta, afferrò la ragazza in fiamme e di corsa la gettò nella vasca della fontana ricolma d’acqua, che spense le fiamme sul volto di Anita. Nel 2013 l’Amministrazione Comunale fece ristrutturare la fontana e pose una targa a ricordo di questo atroce gesto.
